Piccoli passi
Interventi circoscritti e frequenti invece di grandi rilasci. Meno rischio, riscontro più rapido, meno sorprese.
La scelta del tema resta su questo dispositivo.
Kaizen è la parola giapponese per miglioramento continuo: 改, kai, cambiare, e 善, zen, in meglio. Non indica una grande trasformazione, ma l’abitudine di migliorare qualcosa ogni giorno, un passo piccolo e verificabile alla volta.
È il nome della società che eroga Kiku, ed è il modo in cui lavoriamo. Ogni ciclo comincia da 聞く, kiku: ascoltare.
In giapponese 聞く, kiku, significa ascoltare, ma anche fare una domanda. È il primo gesto di ogni nostro lavoro: prima di scrivere una riga di codice ascoltiamo chi usa il prodotto e chiediamo quello che serve davvero sapere.
Kiku è il servizio di consulenza di Manga Kaizen, la società che progetta e gestisce Koomy. 改善, kaizen, è il metodo: cambiare in meglio, un poco ogni giorno. Kiku è da dove comincia ogni ciclo.
Il Kaizen si afferma nell’industria giapponese del dopoguerra, a partire dalle linee di produzione, e diventa noto in Occidente con il libro di Masaaki Imai del 1986. L’idea di fondo è semplice: chi lavora ogni giorno su un processo è chi può migliorarlo meglio, e tanti piccoli miglioramenti costanti valgono più di una rivoluzione occasionale.
Nel software questa idea ha un nome familiare: iterazione. Tutti dicono di farla. Noi la prendiamo sul serio, con un metodo, un ritmo e un criterio per capire se ogni passo ha funzionato.
Interventi circoscritti e frequenti invece di grandi rilasci. Meno rischio, riscontro più rapido, meno sorprese.
Gemba è il luogo dove il valore nasce. Per noi è il prodotto nelle mani degli utenti: recensioni, dati d’uso, supporto, fiere. È lì che si capisce cosa conta.
Ogni intervento nasce con un criterio di verifica. Se non sappiamo come capire se ha funzionato, non è ancora pronto.
Separiamo ciò che abbiamo osservato, ciò che ci è stato raccontato e ciò che ipotizziamo. Sempre con fonte e data.
Il ciclo ricomincia dopo ogni rilascio. Un prodotto vivo non è mai finito, e va bene così.
Il Kaizen si pratica con un ciclo in quattro tempi, noto come PDCA: pianificare, fare, verificare, agire. È lo stesso ritmo con cui facciamo evolvere Koomy, ed è quello che portiamo sui prodotti dei nostri clienti. Ogni giro è piccolo. È la ripetizione a fare la differenza.
Partiamo da chi usa il prodotto: recensioni, dati d’uso, richieste di supporto, conversazioni. Poi diamo priorità a ciò che conta per gli utenti e per il business, e decidiamo il criterio di verifica prima di iniziare.
Interventi circoscritti, progettati e sviluppati dallo stesso team, messi in mano agli utenti il prima possibile.
Confrontiamo il risultato con il criterio scelto all’inizio. Un rilascio non dimostra da solo un risultato: lo dicono i dati o chi usa il prodotto.
Quello che ha funzionato diventa la base del ciclo successivo. Quello che non ha funzionato lo diciamo, e correggiamo la direzione.
Scegliamo cosa migliorare per primo a partire da ciò che osserviamo sul prodotto, non da una lista dei desideri.
Niente grandi consegne a sorpresa dopo mesi di silenzio. Vedi il prodotto migliorare un passo alla volta.
Cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo misurato, cosa viene dopo. In chiaro, senza gergo.
Un po’ meglio di ieri. Ogni giorno.
Se il prodotto esiste, il primo passo è un check gratuito di un percorso chiave: due pagine, fino a tre criticità, venti minuti per parlarne. Se è da costruire, partiamo da un’analisi a prezzo fisso.
Kiku sta scrivendo…
Il servizio non risponde: trovi tutte le risposte nella pagina Domande.